Recensione Strade Bianche

Un viaggio verso il Sud: il cuore è desolato come il Paese SERGIO PENT Il romanzo «on the road» non è mai stato in testa alle vocazioni dei nostri narratori. Romanzi, semmai, di immigrazioni e controesodi, di ritorni e riflessioni, dalla «conversazione» di Vittorini in poi, romanzi di viaggio verso la fine - Il buio e il miele di Arpino - ma soprattutto spostamenti dell’anima, fiati provinciali, vagabondaggi tra cuore e memoria. Enrico Remmert si mette in cammino percorrendo la nostra stanca penisola da nord a sud, non proprio con le intenzioni alternative di Kerouac e Cassidy, ma almeno in una picaresca, singolare volontà di riscatto esistenziale. Viaggia di rado, Remmert, ma nel senso produttivo, visto che questo Strade bianche è solo il suo terzo romanzo in ben quattordici anni di presenza sulla scena letteraria. Accantonata la gioventù della Torino da bere di Rossenotti, superata la fase grottesco-avventurosa della Ballata delle canaglie, Remmert cerca una sua strada impersonale, defilata, in cui non prevale - come spesso accade - la volontà di raccontarsi attraverso i disagi o le speranze dei personaggi. Quella di Strade bianche è, a tutti gli effetti, una storia semplice, neanche troppo originale nelle intenzioni, ma resa limpida e vera da una sventagliata di dialoghi, osservazioni, considerazioni emblematiche in grado di ricreare l’inconsistenza sempre meno catalogabile dei nostri giorni. Una storia di strade bianche - intese come percorsi secondari, ma anche neve compatta e benefica - in cui Vittorio, in partenza per Bari con un contratto di violoncellista a tempo determinato, si ritrova a lasciare una Torino invernale in compagnia della sua ragazza Francesca, che vorrebbe invece approfittare del viaggio per dirgli che intende mollarlo per mettersi con Luca, il veterinario per cui lavora. Ma l’irruzione di Manu - amica di Francesca - con la Baronessa - la Punto a doppi comandi sottratta dall’autoscuola del padre - cambia ogni prospettiva. In fuga dal suo violento partner, il dj Ivan, Manu diventa l’ago della bilancia di una storia d’amore declinante, ma anche la bussola impazzita di un viaggio che, lasciata l’autostrada, si evolve in un percorso di attesa e d’incontri lungo un’Italia devastata ma sommessa, desolata e ovattata, come se la neve che ha preso a cadere mettesse il silenziatore alle inquietudini e ai fragori di un paese smarrito. Smarriti sono anche i tre protagonisti, che incontrano personaggi bizzarri e alternativi in un viaggio a tappe che diventa riflessione, crea dubbi, cerca - attraverso una ironica malinconia collettiva - di rappezzare le falle, seminare sentimenti, lacerare la nebbia di un futuro inconsistente per tutti. Le fobie ipocondriache di Vittorio, le insicurezze amorose di Francesca, l’incontinenza vitale senza sbocchi di Manu, si concretizzano in una specie di satori provinciale in cui, se qualcosa cambierà, sarà soprattutto grazie alla solitudine di questa Italia invernale in cui il viaggio è diventato memoria, la sofferenza pausa di riflessione, il futuro una porta da attraversare senza pensarci troppo. Il delicato intimismo delle situazioni private e l’istintiva follia giocosa dei tre compagni di avventura, rendono il romanzo bello e intenso, profumato di sincerità, una felice pausa - anche per il lettore - nel disagio di un percorso quotidiano invece faticoso nell’Italia assai poco ovattata di queste stagioni. Autore: Enrico Remmert Titolo: Strade Bianche Traduzione: Serena Vitale Edizioni: Marsilio Pagine: 221 Prezzo: 17,50 euro Compra il libro (fonte: Tuttolibri, in edicola sabato 2 ottobre)

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